scritto da Copy in stage giovedì, febbraio 07, 2008,22:18
La settimana non è ancora finita e ho scritto almeno 10000 parole in brochure, opere e omissioni. Più brochure che opere ma molte omissioni. Quelle omesse più che parole erano parolacce. Il fatto che sono diventato un co.co.copy mi è stato messo sotto al naso almeno 25 volte. Come se fossi entrato alla nasa con un calcio in culo e 200.000 euro di stipendio annuo.
Suvvia, sono solo uno che sta imparando il suo mestiere. Ce la metto tutta. A volte sbaglio e a volte faccio bene. Ma soprattutto sono uno che non vuole smettere di imparare perché sono convinto che ci sia sempre qualcosa di nuovo da conoscere o da migliorare. Chi crede di sapere già tutto non sa ancora niente della vita*.
Fatto sta, minchia che cazzo di fatica che si fa a non mandare a cagare un x al quale girano le palle. Soprattutto perché quel x in agenzia se la comanda solo per una piccola questione, una quisquilia, una pinzillacchera direbbe Totò.
È uno dei soci. Diciamo pure che è il socio maggioritario.
*questa frase da bacio perugina credo di averla rubata a qualche filosofo/autore studiato al liceo. Anzi ne sono certo. O forse era proprio un biglietto trovato in un bacio.
scritto da Copy in stage mercoledì, febbraio 06, 2008,10:58
Che dire di più, il titolo dice già tutto.
Nel bene e nel male sono entrato nel mondo dei precari della comunicazione.
E ne sono felice.
scritto da Copy in stage mercoledì, gennaio 16, 2008,11:46
Ovvero, come massacrare 30 secondi, il lavoro di un 30 giorni, in 30 minuti.
Ieri, martedì mattina, in principio fu il progress. Durante quella strana riunione, dove si decide chi deve fare cosa e quando, qualcuno ha deciso che io - quello che nel contratto risulta come correttore di bozze in stage - sarei stato portato al Pre PPM (quella riunione che si fa prima della riunione con il cliente per definire gli ultimi dettagli di uno spot). Forse il mazzo che mi sto facendo mi ha messo in buona luce, forse il mio supervisor voleva premiarmi. Molto più probabilmente qualcuno doveva pur fotocopiare gli script.
Ieri, sempre martedì mattina, in seconda battuta fu il Pre PPM. Ovviamente ero - e sono, sia ben chiaro - felice come non mai. Per la prima volta partecipavo ad una riunione degna di tale nome. Il mio compito principale è stato quello di stare zitto. Avrei potuto anche azzardare qualche cenno con la testa, tanto nessuno mi avrebbe cagato il mio giudizio sarebbe stato saggiamente filtrato da menti elette. Tutto liscio come l'olio. Agenzia, regista, produzione (ed anche io ma non conta) eravamo d'accordo su un punto: assolutamente bisognava difendere l'effetto sorpresa dello spot e il prodotto, per nessun motivo al mondo, doveva essere nominato prima della parte creativa. L'account si è anche alzato in piedi dicendo: "Lasciate fare a me... se qualcuno si oppone dirò un secco non dite cazzate li farò ragionare".
Ieri, ormai martedì pomeriggio, in terza battuta fu il PPM, il pre production meeting. La riunione per definire gli ultimi dettagli che è durata circa 30 minuti. Tutti in piedi come quando a messa si aspetta il prete. Nella grande sala riunioni entra il chierichetto l'assistente del grande capo cliente. Entra anche lui, la luce, il divino, il massimo dei massimi, il nostro unico punto di riferimento (che decide a quale agenzia va il fee annuale). Si siede e noi facciamo lo stesso. Il regista legge rapidamente lo script e inizia a descrivere le inquadrature quando una voce lo interrompe. Era "lui" che con poche ma chiare parole ha detto: "Mi pare bello, bravi" - per poi aggiungere guardando fisso negli occhi l'account - "Perché non dichiariamo subito il prodotto? Non credo che la creatività ne risenta". A quel punto tutta la stanza stava guardando negli occhi l'account. Tutti in attesa di una risposta decisa, un degno contrasto. Sarebbe andato bene anche un timido tentativo di ragionamento.
L'account si è alzato in piedi, ha scrutato velocemente la sala per poi dire "Perché no, anzi mi pare una buona idea. Direi ottima".
scritto da Copy in stage mercoledì, gennaio 09, 2008,18:58
Poco è cambiato sotto questa luce da lampada al neon. Le mie dita corrono veloci sulla tastiera e Word reagisce. Sembra strano ma ormai scrivo senza guardare i tasti. Lo so, non ve ne frega una beata e mi pare anche giusto.
C'è una grande novità. Uno spot tv. Ovviamente non conto un cazzo sono solo una parte del grande progetto di nostro signore della comunicazione, ma come si dice rubo con gli occhi, con le orecchie, con la bocca e con il naso. Insomma. con tutto quello che posso. Proprio ieri mi sono rubato- udite udite - un pacchetto di gomme al bar. E ancora mi sento in colpa.
Per ora il mio compito è ... non è chiaro a nessuno qual sia il mio compito. Di questo mondo delle agenzie ancora mi sfuggono molte cose, bisogna tener presente che fino a ieri vivevo nel mondo delle superchicche dove i colori sono sgargianti e ipnotici, ma dove i cattivi sono i cattivi e i buoni i buoni. Qui è tutto un inchiappettamento a catena distribuire le responsabilità.
Sempre di più scopro che per sfondare bisogna usare più termini inglesi possibili e mi ci applico. Per chi non lo sapesse si parla più inglese nel marketing che nei sobborghi di Londra. Le le riperse si chiamano shooting, il regista dice action, io sono un copywriter in stage che lavora con un art director, di solito facciamo dei layout e il nostro lavoro è scandito da un progress. Ma soprattutto ad ogni richiesta si risponde yesss, altrimenti so cazz.
Tra poco avrò orribili e torbide storie da dietro le quinte di un spot e questo blog ne trarrà bei vantaggi. In campana Stay tuned.
scritto da Copy in stage giovedì, dicembre 20, 2007,15:32
Ieri ho partecipato alla mia prima cena natalizia d'agenzia. Pare che sia un classico di tutte le agenzie di pubblicità. Se ne fa una estiva e una per Natale. C'è chi prende un locale alla moda, chi usa l'agenzia stessa come location, chi prende una barca o chi fa una cena in un ristorante tecnofighettofintonewyorcheseleccato.
Noi apparteniamo all'ultima specie. Quella del ristorante. I due denominatori comuni di tutte le cene sono l'elevatissimo tasso alcolico e l'altrettanto elevato tasso di cattiveria misto al mettersi in mostra. Sedersi vicino all'amministratore delegato è molto ambito da chi ha una lingua adatta per tutti i tipi di scalata.
Oggi lo so. Si inizia così. Cocktail aperitivo. Più il miscuglio è cattivo e tossico più sei omo vero. Da quel momento in poi si segue quello che ordinano gli altri. Antipasto alla quanto so figo, primo con classe e secondo ricercato con letto di insalata. Nel senso di talmente microbo che tocca cercarselo nel piatto. Mi devo anche ricordare che non devo più commettere l'errore di chiamarla foglia di insalata, perché è un letto. (a me pareva una foglia).
Io ho preso un prosecco e dopo questo agli occhi di tutti sono gay almeno per i prossimi 2 anni. A seguire, cercando di recuperare, ho scelto a caso tra i cocktail. Un white russian. L'avevo visto nel Grande Lebowsky ma non avevo capito che ha la stessa potenza di una bomba H. Da quel momento in poi il mondo è cambiato.
Il direttore creativo che casualmente si era seduto vicino a me (perché lui è giovane e parla solo con i giovani) mi ha chiesto: "Dimmi, come ti trovi in agenzia?" E io che ancora mi dovevo riprendere dal mix prosecco e white russian ancora devo trovare le parole giuste per rispondergli. Presto gli manderò una mail.
L'amministratore illustrissimo ed egregio ha passato la serata a raccontare storie entusiasmati della sua vita. Aneddoti tipo: "Quando ero ragazzo avevo una vespa special, bianca". E tutti i liguoni attorno a lui: "Maddai è fichssimo, veramente una cosa ... come dire... pazzesca".
Gli account, quelli che non avevano la lingua impegnata perché troppo lontani dal target, si sfidavano a colpi di frecciatine. Robe che no ho capito bene, mi sa che erano brief non ancora passati sotto il correttore di word.
I creativi bevevano, bevevano e bevevano. Ma reggevano, reggevano e reggevano. Le loro chiacchiere erano fatte di: "Ti ricordi quando in quell'agenzia.. ah ah ah e poi quella notte, per la gara ah ah ah". Però simpatici. Sarò di parte (o forse inconsciamente lecchino, o forse era ancora white russian) ma facevano ridere. Un po' mono argomento ma sempre meglio che commentare annunci e spot visti su Luerzer's Archive***.
La cena si è conclusa con la scomparsa di Andrea, un producer. L'abbiamo trovato in bagno. Un bagno di marmo nero e lucido. Per capire in quale cesso era stramazzato (scena degna del miglior Tarantino) è bastato seguire la scia. Una lunga striscia biancastra striata di pezzettoni e foglie di insalata. Scusate, volevo dire letto di insalata.
Alla fine, con -5 gradi ho acceso il mio vespino e ho affrontato quel che rimaneva della notte passando per Via della Moscova. Ora che ci penso, minchia ho una vespa special bianca ma nessuno mi ha mai detto "maddai è fichssimo, veramente una cosa ... come dire... pazzesca". Strano no?
***Su questo farò un post. Una cena tra pubblicitari con un non pubblicitario che guarda nel vuoto sperando in un rapimento da parte dei marziani.