La cena dei cretini.

scritto da Copy in stage giovedì, dicembre 20, 2007,15:32
Ieri ho partecipato alla mia prima cena natalizia d'agenzia. Pare che sia un classico di tutte le agenzie di pubblicità. Se ne fa una estiva e una per Natale. C'è chi prende un locale alla moda, chi usa l'agenzia stessa come location, chi prende una barca o chi fa una cena in un ristorante tecnofighettofintonewyorcheseleccato.

Noi apparteniamo all'ultima specie. Quella del ristorante. I due denominatori comuni di tutte le cene sono l'elevatissimo tasso alcolico e l'altrettanto elevato tasso di cattiveria misto al mettersi in mostra. Sedersi vicino all'amministratore delegato è molto ambito da chi ha una lingua adatta per tutti i tipi di scalata.

Oggi lo so. Si inizia così. Cocktail aperitivo. Più il miscuglio è cattivo e tossico più sei omo vero. Da quel momento in poi si segue quello che ordinano gli altri. Antipasto alla quanto so figo, primo con classe e secondo ricercato con letto di insalata. Nel senso di talmente microbo che tocca cercarselo nel piatto. Mi devo anche ricordare che non devo più commettere l'errore di chiamarla foglia di insalata, perché è un letto. (a me pareva una foglia).

Io ho preso un prosecco e dopo questo agli occhi di tutti sono gay almeno per i prossimi 2 anni. A seguire, cercando di recuperare, ho scelto a caso tra i cocktail. Un white russian. L'avevo visto nel Grande Lebowsky ma non avevo capito che ha la stessa potenza di una bomba H. Da quel momento in poi il mondo è cambiato.

Il direttore creativo che casualmente si era seduto vicino a me (perché lui è giovane e parla solo con i giovani) mi ha chiesto: "Dimmi, come ti trovi in agenzia?" E io che ancora mi dovevo riprendere dal mix prosecco e white russian ancora devo trovare le parole giuste per rispondergli. Presto gli manderò una mail.

L'amministratore illustrissimo ed egregio ha passato la serata a raccontare storie entusiasmati della sua vita. Aneddoti tipo: "Quando ero ragazzo avevo una vespa special, bianca". E tutti i liguoni attorno a lui: "Maddai è fichssimo, veramente una cosa ... come dire... pazzesca".

Gli account, quelli che non avevano la lingua impegnata perché troppo lontani dal target, si sfidavano a colpi di frecciatine. Robe che no ho capito bene, mi sa che erano brief non ancora passati sotto il correttore di word.

I creativi bevevano, bevevano e bevevano. Ma reggevano, reggevano e reggevano. Le loro chiacchiere erano fatte di: "Ti ricordi quando in quell'agenzia.. ah ah ah e poi quella notte, per la gara ah ah ah". Però simpatici. Sarò di parte (o forse inconsciamente lecchino, o forse era ancora white russian) ma facevano ridere. Un po' mono argomento ma sempre meglio che commentare annunci e spot visti su Luerzer's Archive***.

La cena si è conclusa con la scomparsa di Andrea, un producer. L'abbiamo trovato in bagno. Un bagno di marmo nero e lucido. Per capire in quale cesso era stramazzato (scena degna del miglior Tarantino) è bastato seguire la scia. Una lunga striscia biancastra striata di pezzettoni e foglie di insalata. Scusate, volevo dire letto di insalata.

Alla fine, con -5 gradi ho acceso il mio vespino e ho affrontato quel che rimaneva della notte passando per Via della Moscova. Ora che ci penso, minchia ho una vespa special bianca ma nessuno mi ha mai detto "maddai è fichssimo, veramente una cosa ... come dire... pazzesca". Strano no?

***Su questo farò un post. Una cena tra pubblicitari con un non pubblicitario che guarda nel vuoto sperando in un rapimento da parte dei marziani.
categoria:notte, agenzie
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Dio c'è, ed ha l'umorismo di un ortolano.

scritto da Copy in stage lunedì, dicembre 17, 2007,20:38
Nelle ultime settimane ho sentito frasi tipo
"Ma non lo stavamo facendo?"
(Stavamo chi? Tu eri in vacanza.)

Il plurale cetriolo esiste, l'avevo letto qui ma non ci volevo credere.

Oggi in riunione ho sentito dire:"Avevamo detto che..."
E il capisssssssssimo: "Avevamo, è vero. Ma tu avevi anche detto che era una cazzata".
Questa è la prova che il plurale cetriolo ha mille possibilità e in un niente può diventare una banana boomerang.

® Plurale che incula è un copyright di account-girl
categoria:riunione, vegetali, screzio
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Il copy visto da fuori.

scritto da Copy in stage sabato, dicembre 01, 2007,17:35
Questo lavoro mi offre ogni giorno grandi opportunità e ottime possibilità di fare colpo sulle persone.
Dico che lavoro faccio e si aprono mondi paralleli, ma più spiego peggio è.

Vita sociale
Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Amico intimo: Certo. Fichissimo. Senti, a me servirebbe un sito. Me lo fai?

Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Amico intimo (variante): Certo. Fichissimo. Senti, a me servirebbe un logo/biglietto da visita. Me lo fai?

Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Amico dell'amico: Capito, chissà quanta gnocca e quante modelle conosci. Me le presenti?

Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Donna che cerco di rimorchiare: mmm... no ma, parli solo di pubblicità tu?


In famiglia
Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Mamma: Certo, fai pubblicità. Però peccato ... scrivevi così bene.

Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Nonna: Bello mio, non ti preoccupare. Prima o poi farai un lavoro vero.

Nel palazzo
Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Vicino di casa: Fai pubblicità. Che per caso è tua quella della Nike? E quella della TIM? E quella bellissima della Telecom?

Io: Sono un copywriter, ora hai capito che lavoro faccio?
Portiere: Parcheggia bene sto motorino e non dire minchiate.
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